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libro

 

Marco Fallai è nato nel 1966 a Firenze e vi corre

regolarmente in lungo e in largo.

Ha pubblicato un romanzo per ragazzi e un paio

di raccolte di racconti.

Tiene anche un blog sulla corsa a Firenze.


 
Solo per la maglia di Emanuele Bartoli
Allo stadio i cori dei tifosi incitano i propri giocatori a un maggior attaccamento alla squadra, ricordando loro la maglia che indossano.
La maglia. Ecco la mia DeeJay Ten avrei potuto correrla solo ed unicamente per la maglia, cioe’ una bella maglietta Nike gialla fluo con su scritto RUN LIKE A DEEJAY.
Se l’avessi indossata. Domenica mattina, avrei contribuito al bellissimo colpo d’occhio di Piazza della Signoria tutta gialla.  Invece no, la maglia gialla fluo non l’ho messa, sennò non ci si riconosce nemmeno, avevo detto a Marco. Quindi: canottiera (abbastanza anonima, ma questo non lo posso dire sennò si offendono) del gruppo sportivo. Oltretutto sarebbe questo il mio genuino attaccamento alla maglia, quella del mio gruppo.
Lui poi è voluto andare davanti, sotto l’arco del via, ma io: no, gli ho detto, io a saltellare come sardine in un locale di Ibiza davanti al Trio Medusa in attesa del via non ci voglio stare. Tanto, ho pensato, con il chip, partire davanti o dietro, il tempo e’ uguale per tutti. Piccolo errore di prospettiva: non solo mi ci sono voluti cinque minuti a arrivare al via ma poi mi sono fatto fino alla salita verso il piazzale in processione!... Pazienza: tanto correvo per la maglia, solo per la maglia.
Il motivo vero per cui mi devo ricordare l’anno prossimo di non partecipare alla DeeJay Ten, nonostante la maglia, è la pazza folla di ineducati, se non maleducati. Ineducati alla corsa: mai dei podisti si sarebbero messi a litigare per un passaggio su un marciapiede, o si sarebbero mandati affanculo per una gomitata. E poi tantissimi con le cuffiette con un volume che riuscivo a sentire anche io, ma via!! Niente maglia l’anno prossimo. Promesso.
Per riconciliarmi con il mondo del podismo, due giorni dopo, sono andato a una di quelle corsette serali, preannunciata con partenza verso le venti ma in realtà non si sa mai quando si parte e nessuno in ogni caso protesta, in cui vedi sempre le solite facce e dove ho ricevuto un pacco di pasta della coop, un succo di una marca sconosciuta e un pacchetto di caffe' Gimoka. Niente maglietta.
Mentre correvo, ho ricevuto un incoraggiamento dal ragazzetto che mi ha superato in salita, mentre all’ultimo chilometro mi sono sentito spronare dal solito vecchio runner dalla pelle di color cuoio che mi passava in scioltezza. All’arrivo i dieci chilometri dichiarati, per qualcuno sono nove e mezzo, per qualcun altro ben oltre dieci e per altri scettici poco piu' di otto. Poi crostini, ribollita, affettato, dolci vari, tutti a mangiare senza soffermarsi a valutare se tale abbuffata fosse coerente con l’attività salutare appena compiuta. Ero contento. Non ricordo neanche che maglietta indossavo.
maglia
Allo stadio i cori dei tifosi incitano i propri giocatori a un maggior attaccamento alla squadra, ricordando loro la maglia che indossano.
La maglia. Ecco la mia DeeJay Ten avrei potuto correrla solo ed unicamente per la maglia, cioe’ una bella maglietta Nike gialla fluo con su scritto RUN LIKE A DEEJAY.
Se l’avessi indossata. Domenica mattina, avrei contribuito al bellissimo colpo d’occhio di Piazza della Signoria tutta gialla.  Invece no, la maglia gialla fluo non l’ho messa, sennò non ci si riconosce nemmeno, avevo detto a Marco. Quindi: canottiera (abbastanza anonima, ma questo non lo posso dire sennò si offendono) del gruppo sportivo. Oltretutto sarebbe questo il mio genuino attaccamento alla maglia, quella del mio gruppo.
Lui poi è voluto andare davanti, sotto l’arco del via, ma io: no, gli ho detto, io a saltellare come sardine in un locale di Ibiza davanti al Trio Medusa in attesa del via non ci voglio stare. Tanto, ho pensato, con il chip, partire davanti o dietro, il tempo e’ uguale per tutti. Piccolo errore di prospettiva: non solo mi ci sono voluti cinque minuti a arrivare al via ma poi mi sono fatto fino alla salita verso il piazzale in processione!... Pazienza: tanto correvo per la maglia, solo per la maglia.
Il motivo vero per cui mi devo ricordare l’anno prossimo di non partecipare alla DeeJay Ten, nonostante la maglia, è la pazza folla di ineducati, se non maleducati. Ineducati alla corsa: mai dei podisti si sarebbero messi a litigare per un passaggio su un marciapiede, o si sarebbero mandati affanculo per una gomitata. E poi tantissimi con le cuffiette con un volume che riuscivo a sentire anche io, ma via!! Niente maglia l’anno prossimo. Promesso.
Per riconciliarmi con il mondo del podismo, due giorni dopo, sono andato a una di quelle corsette serali, preannunciata con partenza verso le venti ma in realtà non si sa mai quando si parte e nessuno in ogni caso protesta, in cui vedi sempre le solite facce e dove ho ricevuto un pacco di pasta della coop, un succo di una marca sconosciuta e un pacchetto di caffe' Gimoka. Niente maglietta.
Mentre correvo, ho ricevuto un incoraggiamento dal ragazzetto che mi ha superato in salita, mentre all’ultimo chilometro mi sono sentito spronare dal solito vecchio runner dalla pelle di color cuoio che mi passava in scioltezza. All’arrivo i dieci chilometri dichiarati, per qualcuno sono nove e mezzo, per qualcun altro ben oltre dieci e per altri scettici poco piu' di otto. Poi crostini, ribollita, affettato, dolci vari, tutti a mangiare senza soffermarsi a valutare se tale abbuffata fosse coerente con l’attività salutare appena compiuta. Ero contento. Non ricordo neanche che maglietta indossavo.
Emanuele Bartoli