Via Fra’ Giovanni Angelico, 6 - 50121 Firenze - Tel. 055 6236163 - Fax: 055 667158 info@fulviomassini.com
 
libro

 

Marco Fallai è nato nel 1966 a Firenze e vi corre

regolarmente in lungo e in largo.

Ha pubblicato un romanzo per ragazzi e un paio

di raccolte di racconti.

Tiene anche un blog sulla corsa a Firenze.


 
Storie di Corsa

La corsa come benessere fisico e mentale è la nostra missione. Adesso vi proponiamo di estendere l’influsso benefico della corsa all’arte. Sì avete letto bene: all’arte. A cominciare dalla scrittura...

Sei un runner o vivi molto vicino a un runner? Ti piace scrivere e raccontare storie? Mandaci un tuo racconto legato alla corsa. Ogni due settimane pubblicheremo il migliore su questa pagina.



Introduzione di Marco Fallai

L'idea di questa rubrica è quella di esaltare la corsa tramite la scrittura e la scrittura tramite la corsa....

Leggi tutto...
 
Come scrivere ed inviare i tuoi racconti

Le regole sono poche e semplicissime:
1. scrivi il tuo racconto il cui soggetto sia correlato in qualche modo alla corsa;
2. ricorda che non necessariamente il racconto deve essere "tecnico" e raccontare tattiche e tempi di gara, ma puoi far correre la fantasia come vuoi
3. allega, se vuoi, una foto rappresentativa del tuo racconto o del soggetto o di te stesso se sei il protagonista del racconto;
Ogni due settimane un nuovo racconto verrà pubblicato sul sito e annunciato alla community Training Consultant tramite Newsletter, pagina Facebook e profilo Twitter.
Invia il tuo racconto in formato word ed una piccola foto in .jpg all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
 
Solo per la maglia di Emanuele Bartoli
Allo stadio i cori dei tifosi incitano i propri giocatori a un maggior attaccamento alla squadra, ricordando loro la maglia che indossano.
La maglia. Ecco la mia DeeJay Ten avrei potuto correrla solo ed unicamente per la maglia, cioe’ una bella maglietta Nike gialla fluo con su scritto RUN LIKE A DEEJAY.
Se l’avessi indossata. Domenica mattina, avrei contribuito al bellissimo colpo d’occhio di Piazza della Signoria tutta gialla.  Invece no, la maglia gialla fluo non l’ho messa, sennò non ci si riconosce nemmeno, avevo detto a Marco. Quindi: canottiera (abbastanza anonima, ma questo non lo posso dire sennò si offendono) del gruppo sportivo. Oltretutto sarebbe questo il mio genuino attaccamento alla maglia, quella del mio gruppo.
Lui poi è voluto andare davanti, sotto l’arco del via, ma io: no, gli ho detto, io a saltellare come sardine in un locale di Ibiza davanti al Trio Medusa in attesa del via non ci voglio stare. Tanto, ho pensato, con il chip, partire davanti o dietro, il tempo e’ uguale per tutti. Piccolo errore di prospettiva: non solo mi ci sono voluti cinque minuti a arrivare al via ma poi mi sono fatto fino alla salita verso il piazzale in processione!... Pazienza: tanto correvo per la maglia, solo per la maglia.
Il motivo vero per cui mi devo ricordare l’anno prossimo di non partecipare alla DeeJay Ten, nonostante la maglia, è la pazza folla di ineducati, se non maleducati. Ineducati alla corsa: mai dei podisti si sarebbero messi a litigare per un passaggio su un marciapiede, o si sarebbero mandati affanculo per una gomitata. E poi tantissimi con le cuffiette con un volume che riuscivo a sentire anche io, ma via!! Niente maglia l’anno prossimo. Promesso.
Per riconciliarmi con il mondo del podismo, due giorni dopo, sono andato a una di quelle corsette serali, preannunciata con partenza verso le venti ma in realtà non si sa mai quando si parte e nessuno in ogni caso protesta, in cui vedi sempre le solite facce e dove ho ricevuto un pacco di pasta della coop, un succo di una marca sconosciuta e un pacchetto di caffe' Gimoka. Niente maglietta.
Mentre correvo, ho ricevuto un incoraggiamento dal ragazzetto che mi ha superato in salita, mentre all’ultimo chilometro mi sono sentito spronare dal solito vecchio runner dalla pelle di color cuoio che mi passava in scioltezza. All’arrivo i dieci chilometri dichiarati, per qualcuno sono nove e mezzo, per qualcun altro ben oltre dieci e per altri scettici poco piu' di otto. Poi crostini, ribollita, affettato, dolci vari, tutti a mangiare senza soffermarsi a valutare se tale abbuffata fosse coerente con l’attività salutare appena compiuta. Ero contento. Non ricordo neanche che maglietta indossavo.
maglia
Allo stadio i cori dei tifosi incitano i propri giocatori a un maggior attaccamento alla squadra, ricordando loro la maglia che indossano.
La maglia. Ecco la mia DeeJay Ten avrei potuto correrla solo ed unicamente per la maglia, cioe’ una bella maglietta Nike gialla fluo con su scritto RUN LIKE A DEEJAY.
Se l’avessi indossata. Domenica mattina, avrei contribuito al bellissimo colpo d’occhio di Piazza della Signoria tutta gialla.  Invece no, la maglia gialla fluo non l’ho messa, sennò non ci si riconosce nemmeno, avevo detto a Marco. Quindi: canottiera (abbastanza anonima, ma questo non lo posso dire sennò si offendono) del gruppo sportivo. Oltretutto sarebbe questo il mio genuino attaccamento alla maglia, quella del mio gruppo.
Leggi tutto...
 
Una fiaba sull'isola a forma di pesce
C’era una volta una bambina…era sempre in disordine, con le calze una su e una giù e la treccia ostinatamente arruffata.
Oggi quella bambina non c’è più.
C’era una volta una ragazza, pronta al sorriso e con la testa piena di sogni ribelli e di viaggi lontani.
Oggi quella ragazza non c’è più.
C’era una volta una giovane donna con negli occhi le stelle del cielo e nel cuore il volo delle farfalle.
Oggi quella giovane donna non c’è più.
Come in tutte le fiabe degne di rispetto ( e come in tutte le storie umane), qualcuno pronunciò un incantesimo e quella che ormai era diventata una non più giovanissima donna, precipitò nel nero dove nulla aveva più colore, forma, odore. La sua prigione non era di ferro o di pietra ma riusciva comunque a soffocarla. Dal profondo del suo pozzo vedeva solo l’ultima propaggine del  ramo di un vecchio ciliegio.
Venne la primavera e vestì di candidi fiori la pianta.
Venne la brezza che con dita gentili accompagnò un petalo leggero laggiù nel pozzo nero.
La donna lo vide volteggiare leggiadro e volle seguirlo, su, su fino alla luce. Sette volte tentò la risalita, spezzandosi le unghie, ferendosi la pelle. Sette volte ricadde.
Con le ultime forze rimaste tentò ancora  e finalmente posò i piedi sul suolo, sopra le radici nodose del ciliegio. Non avrebbe voluto allontanarsi dal vecchio amico, ma il vento spingeva lontano il bianco petalo e la donna sentì il bisogno di sapere dove sarebbe finito.
Mosse le gambe, pesanti come il piombo: prima un passo, un altro, poi un altro ancora. Seguendo con gli occhi il volteggiare della sua candida , fragile guida, non si accorse che i suoi piedi avevano cominciato a volare. Quando il petalo finalmente stanco si posò a terra, la donna, dopo averlo ringraziato, non si fermò, ma seguì prima una nuvola sbarazzina che giocava a nascondino col sole. poi fu la volta di una rondine di passaggio e ancora di un’ape indaffarata…..
Venne l’estate vestita di giallo e la donna arrivò su un’isola a forma di pesce. un’isola selvaggia e profumata dove i colori e gli odori urlavano con gioia prepotente la loro presenza e dove il mare si fondeva col cielo..
Lì incontrò tre compagni di viaggio che come lei avevano raggiunto l’isola a forma di pesce. Tutti e quattro chiesero aiuto al  Maestro, che più di tutti loro messi insieme aveva seguito con piedi alati le nuvole del cielo, le rondini viaggiatrici, le api laboriose. Lui sapeva seguire anche i sogni, che non tutti sanno vedere, perché li hanno persi per strada.
Sette giorni il Maestro rimase con i quattro amici, nell’isola dal sole caldo, dall’aria che a mezzogiorno si fa liquida e greve di profumi, dalle notti stellate, dalla brezza salmastra, dal mare di turchese e lapislazzuli.
Per sette giorni spiegò ai quattro le arti sottili che mettono le ali ai piedi.
Al settimo giorno la donna, nel rosso infuocato di un tramonto ritrovò le stelle negli occhi, i viaggi lontani, il volo delle farfalle nel cuore e vide di nuovo i suoi sogni. Sorrise ai suoi amici.
Era libera: correva.
( Un grazie particolare a Fulvio Massini e un abbraccio a tutta la “Compagnia dell’Anello” – alias Circuit Training)
C’era una volta una bambina…era sempre in disordine, con le calze una su e una giù e la treccia ostinatamente arruffata.
Oggi quella bambina non c’è più.
C’era una volta una ragazza, pronta al sorriso e con la testa piena di sogni ribelli e di viaggi lontani.
Oggi quella ragazza non c’è più.
Leggi tutto...