La mia seconda NYC Marathon

Scritto da Fulvio Massini il . Postato in Articoli Allenamento, Garmin Blog || Training Consultant

Fulvio New York

Il racconto della mia seconda NYC Marathon corsa con Silvia Schiapparoli di Garmin, ennesima bellissima esperienza e grande soddisfazione per una maratona che non delude mai

Come promesso ecco il racconto della maratona di New York corsa il 1 Novembre 2015. Cosa c’entrano i calzini rosa? Ve lo spiego dopo. Iniziamo dall’arrivo nella zona di partenza. Scesi dal bus procediamo con calma, tanto c’è tempo. Eccoci alla serie innumerevoli di controlli. Cavolo come sono grossi questi poliziotti, chissà che schifezze mangeranno. Con gli amici di Born2Run girelliamo un po’ nella zona di partenza per individuare i punti di deposito borse della partenza Blu, Arancio e Verde la mia. Sono insieme Silvia Schiapparoli responsabile marketing di Garmin Italia, correremo insieme quindi meglio non perdersi di vista. Ci mettiamo seduti, con noi c’è anche Stefano Baldini. Il tempo passa veloce, il clima è piacevole. Arriva Herbert per un po’ di foto insieme al gruppo. Ormai sono passate le 8:00 è tempo di fare un po’ riscaldamento. Ci mettiamo tutti in cerchio e comincio a dirigere questo importate momento prima della gara. Ci muoviamo un allegria, battiamo le mani. Alterniamo esercizi di stretching ad esercizi di vascolarizzazione, corriamo avanti indietro. Runners di altri paesi si uniscono a noi. Il gruppo si ingrandisce. Herbert gira e fa le foto. Silvia forse pensa che io sia impazzito, Stefano è tranquillo, perché ormai mi conosce. Terminiamo facendoci un applauso e un reciproco “in bocca al lupo”. Il gruppo si scioglie. Tutti verso la propria area di partenza. Io, Silvia e qualche altro runners saremo i primi a partire alla 9:50. E’ il momento di andare a fare una visita nelle toilette. Piano, piano sorseggio acqua ed Enervit G sport. La zona verde è aperta, entriamo. Mancano ancora 40 minuti alla partenza. Ci sediamo. Mi tolgo i pantaloni della tuta. Non è freddo, ci sono 15°, ma preferisco tenere ancora la giacca che getterò all’ultimo momento. Silvia controlla che la sua telecamera sia a posto. Sistemiamo gli Enervitene in gel: uno in tasca dei pantaloncini, uno in mano, l’altro nel marsupio. Silvia ripete: sono nelle tue mani. Io penso: Fulvio se sbagli questa gara la tua credibilità andrà a farsi benedire. Lei ha 3:40 nelle maratona dell’ Ironman, è una tosta quindi occhio. Sono sereno ho fatto buoni allenamenti. L’intenzione sarebbe quella di correre a 6’00” min/km, ma so che non sarà così. Silvia a 6:00 min/km si imballa quindi dovrò cercare di andare un po’ più forte. Ormai manca poco alla partenza. Tutti fermi: c’è l’inno americano. L’applauso degli oltre 50.000 runners. Via la giacca della tuta. Partiti, finalmente!

Le note di New York New York risuonano fortissime. Eccolo il brivido dell’emozione. Ormai stiamo correndo. Siamo sul ponte intitolato al toscano Giovanni Da Verrazzano. Silvia riprendere con la sua cam, è entusiasta. Che spettacolo! Tutti corrono veloci. Mi sorpassa Claudio con gli amici Run..dagi e gli grido: via piano, Central Park è lontano! I calzini rosa? Poi vi spiego. Noi ce la prendiamo con calma. Il Garmin Forerunner 630 che stiamo provando indica che Il primo km lo abbiamo fatto in 6’40”, c’è salita e poi dobbiamo fare anche altro oltre che correre. Iniziamo a scendere dal ponte: 5:09 min/km e 4:50 min/km il terzo kilometro. Stiamo calmi, va bene che è discesa. Silvia fa riprese, fotografa rallenta poi mi raggiunge. Io faccio il passo ed al tempo stesso da cicerone. I kilometri passano veloci. I runners continuano a superarci. Io tengo il ritmo ascolto la mia respirazione la mie sensazioni ed anche quelle di Silvia che sta benissimo e saltella qua e la’ per la strada. Non c’è un metro di pianura, tutte leggere salite e leggere discese. In 5:37 min/km facciamo il 10mo kilometro. Ormai abbiamo superato il 14km il numero dei runners intorno a noi aumenta perché ci siamo riuniti a quelli delle altre partenze. Silvia è agitata non vuole perdersi questo spettacolo. La gente lungo il percorso è tantissima. Non riusciamo a parlare. Ecco ora c’è un po’ di silenzio e la strada è a favore. Silvia approfitta per farmi parlare di quello che stiamo vivendo. Tutto è bellissimo.

Ora siamo veramente in tanti a correre, mi diverto a guardare le persone che incontro, sia i runners sia gli spettatori. Silvia beve ad ogni rifornimento, io no. Sto proprio bene. Mi dice: ma come fai a non bere? La tranquilizzo dicendole che va bene cosi. Al 12mo miglio siamo ne cuore di New York abbiamo superato Brooklyn e ci stiamo dirigendo verso il Queens. Bevo un bicchiere di integratore, vado in bagno e via. Passiamo alla mezza in 1:56:53. Dico a Silvia scherzando: Dai ora cominciamo a correre. Lei sta un attimo in silenzio poi risponde: vai pure se vuoi. Non sia mai! Ecco il Qeensboro Bridge. Bella salita, il vento freddo mi carica. Qui comincio a cercare i suoi calzini rosa tra la folla. Sto 10-20 metri davanti a lei ma non la voglio perdere di vista, allora invece di cercare il suo viso che si nasconde fra la altre migliaia di volti, cerco con la coda dell’occhio i suoi calzini rosa. Eccoci sulla First Avenue. Lunghissima! Silvia sta bene io mi diverto, ogni tanto parliamo, mi guardo intorno. Il mio pensiero positivo: dopo l’arrivo mi mangio un gelato. Tutti sanno il mio debole per questo alimento.

La First Avenue finisce, i calzini rosa sono sempre lì, parliamo ed andiamo avanti. Eccoci nel Bronx. Pianura cercasi. Mi sono allenato nelle Valle del Mugnone e non ho problemi. So che la dura salita per entrare in Central Park è stata sostituita da un tratto della Fifth Avenue. A Silvia si scaricano le batterie della cam. Continua a correre al suo ritmo. I calzini rosa sono sempre lì, sto un po’ più avanti. Ogni miglio rallento un po’ vedo come sta, facciamo due chiacchiere e poi via verso Central Park. Ogni tanto incontro runners italiani parliamo, poi qualcuno se ne va altri restano indietro. I calzini rosa sono sempre lì. Certo che questa Fifth Avenue non è proprio piatta come un biliardo.

Entriamo in Central Park all’altezza del lago Reservoir. Da qui in poi conosco benissimo la strada per avere negli anni accompagnato i runners a fare il giro del lago. I calzini rosa sono sempre lì. Il gelato che mangerò sarà: cioccolato, fragola e poi? deciderò. Ora i runners che ci sorpassano sono davvero pochi. Molti quelli che non ne possono più. Nel frattempo ho bevuto altre due volte una volta acqua ed una volta integratore, e mangiato un Enervitene in gel. Silvia dai che se corriamo così andiamo sotto le 4:00. I calzini rosa ora sono vicinissimi alla mia schiena. La ragazza è tosta. Usciamo da Central Park corriamo sulla Central Park South. I calzini rosa sono sempre lì. Aumento e lei si incolla alla mia schiena. Columbus Circle e l’emozione sale. La finish line è a 400 metri da noi. I calzini rosa sono sempre lì. La musica, la gente, la statua di Fred Lebow, l’inventore di questa gara. Il gelato si avvicina. Eccoci all’arrivo. Peter Ciaccia il presidente New York Road Runner’s Club succeduto alla mia amica Mary Wittemberg mi stringe la mano. Ora cammino insieme alla ragazza dai calzini rosa. Ci siamo proprio divertiti. Speriamo di aver fatto anche un buon lavoro.

Ci cambiamo usciamo da Central Park e incontro gli amici di Born2run. Hebert ci fotografa con la medaglia. Questa volta tocca a me essere fotografato invece di fotografare. Camminando incontriamo ancora altri amici. Cerco la gelateria ma è chiusa. Pazienza lo mangerò a Firenze. Una doccia e poi via per qualche commissione.
La mattina dopo come da programma corsa a Central Park in gruppo. Mi sbizzarrisco a farli correre per i sentieri di Central Park per rivivere le emozioni del giorno precedente.
Bene questa è stata la mia maratona.

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